Il Cicikov delle Anime morte ha in sè molte delle caratteristiche caratteriali (negative, sia chiaro) che il luogo comune ascrive al "napoletano doc". Furbo, opportunista, camaleontico, arrampicatore sociale, approfitta di ogni situazione che gli si presenta tentando di girarla a proprio vantaggio. Nelle Anime morte Gogol' ha voluto rappresentare la parte più genuinamente egoistica, misera, criticabile dell'animo russo raggiungendo però risultati universali, descrivendo insomma un tipo umano che forse ai suoi tempi era piuttosto raro ma che oggi si ritrova spesso. Il napoletano doc (come è visto in Italia non solo dai leghisti, ma anche dagli stessi napoletani), nella sua abitudine protratta di cavarsela in ogni situazione, difficilmente troverà in Cicikov qualcosa da criticare, ma piuttosto si immedesimerà in lui in maniera così naturale da sorprenderlo il fatto che si parli di un russo.Certo, nell'epoca in cui i fatti sono narrati, si viveva in una dimensione morale del tutto diversa dalla nostra. Compiere un atto elusivo, o anche solo anticonformista, era cosa disdicevolissima e immorale. Si piombava a detta degli scrittori in un abisso di depravazione dal quale mai ci si sarebbe risollevati.
Lo stesso Gogol'
ottenne critiche taglienti in seguito alla pubblicazione della sua opera proprio perchè per la prima volta al centro di un romanzo non c'era un eroe, ma un antieroe, un uomo dalle qualità deprecabili, da non valere la pena di seguire se non per il fatto che tutti i suoi tentativi di imbroglio e raggiro falliscano. "Ma l'uomo virtuoso, no, non l'abbiamo scelto a nostro eroe. E possiamo anche dire perchè non l'abbiamo scelto . Perchè è tempo una buona volta di concedere un pò di riposo al povero uomo virtuoso; perchè a vuoto gira su tutte le labbra la parola uomo virtuoso; perchè hanno ridotto ad un cavallo l'uomo virtuoso e non c'è scrittore che non ci si scarrozzi, incitandolo colla frusta, o qualunque altra cosa gli capiti; perchè hanno talmente massacrato l'uomo virtuoso, che ormai non c'è più in lui neppur l'ombra della virtù. (...) No, è tempo, una buona volta, d'attaccare alle stanghe anche un farabutto. Suvvia dunque, attacchiamo questo farabutto."
Gogol', Le anime morte, cap. XI
Solo questo suo fallimento poteva in parte giustificare Gogol', perchè gli forniva la scusa di aver voluto rappresentare il degrado, quando invece il suo unico visibile scopo era quello di ridere dell'uomo, di rappresentarne un tipo umano, che sebbene molto spesso sonnecchiante, è in ognuno di noi. Oh tempora oh mores. Ci fa ridere il clima moraleggiante dell'epoca, tanto più se confrontato con l'assenza di morale a cui successivamente l'arte ha soggiaciuto. Le barriere che sono state infrante nel giro di un volgere di secolo sono numerose, e sono così storia vecchia, da passare quasi inosservate. Gli antieroi si sono succeduti memorabilmente, sondando la capacità dell'animo umano di arrivare sempre più in fondo, scavando fin dove era in grado di arrivare, spogliandosi degli appigli che gli forniva la morale, il buon senso, la razionalità. Cickov è il primo di questi antieroi, e forse quello che meno di tutti si è spinto al di là. Per questo fa ridere l'atmosfera di costernata disapprovazione che ha suscitato, quella napoletanità del suo animo che oggi è vanto di molti (anche del napoletano che è in tutti noi), e che ci fa provare per lui una simpatia infinita durante tutta la sua avventura on the road.
"Comparve poi la maschera ridente di Gogol', con la terribile potenza del riso, una potenza che mai si era espressa con tanta forza, in nessuno, in nessun luogo, in nessuna letteratura da quando fu creata la terra". (Fédor Dostoevskij)
"Un'allegra marcia carnevalesca nell'inferno" (Michail Bachtin)







