
(…) La serata si riscaldò pian pianino.
Furono le Frittelle a rompere il ghiaccio, facendo ridere gli ospiti con discorsi sconclusionati e la loro mimica clownesca.
Lo Spezzatino Alla Boscaiola se la rideva di gran gusto, giocando con le sue bacche di ginepro e facendo ciondolare i suoi orecchini di funghi porcini. Gli era bastato poco per surriscaldarsi, rideva così agitato, tossiva, urlava, si picchiava il petto. Era un bel vederlo provarci con quell’altra montanara, la dolce Polenta, svizzera di nascita, che non si risparmiava di esibire i suoi bracciali di uva sultanina, tutta profumata di maizena.
“Sai quella come si è presentata? Pissadoliere! Ah! Che smorfiosetta! Bastano qualche acciuga e qualche oliva nera per far credere ad una pizzaccia quadrata di essere chissà che! Ah!”, al che lo Spezzatino ,ciondolando, si era aperto in una risata gorgogliante ed aveva rischiato di soffocare.
Le buone maniere? Messe da parte, dimenticate. Già ora che le portate non erano ancora arrivate, piovevano grida, ed un frastuono di voci convulse, e di risa sfrenate, nella sala luminosa.
Finalmente arrivò il convitto ed in un attimo la tavola fu riccamente imbandita.
Orci grandi come colonne venivano continuamente riempiti così da non rimanere mai vuote.
La Torta di Zucca, civettuolamente, spostò dal suo viso tondo, giallo arancio, il velo di zucchero trasparente, e si preparò al banchetto, rimboccandosi le maniche. Su un piatto d’argento fece allora il suo ingresso una stupenda Segretaria, dai capelli castani lisci, e dalla pelle color rosa vivo. Gli invitati se la spartirono in fretta, tanto che ne rimase ben poco.
I commenti furono entusiastici, tutti apprezzarono la consistenza pastosa, il gusto delicato.
Il cameriere, un polpettone grasso e paonazzo in viso, fece osservare che era stata mantenuta a dieta lattea, così si spiegava la morbidezza delle sue carni e il suo colorito rosa.
Tutti gradirono.
Le portate allora si succedettero sulla tavola, ognuna seguita da commenti favorevoli, da risate e urla di piacere:
un petto di Generale dell’Esercito, ornato di bandierine e stellette, adagiato su un cuscino di drappi verde militare, con salsa di polvere da sparo;
una Bambina Dispettosa fatta saltare in padella;
la coscia di un Giocatore Spennato, ornato di fiche e banconote.
Qualche protesta suscitò la prelibata Mano di Scrittore. Sebbene gustosissima, qualcuno si rifiutò di cibarsene additando il fatto che si trattava di una specie in via d’estinzione.
Nonostante ciò, gli ospiti spiluccarono, assaggiarono tutto, mangiarono con ingordigia, fino ad essere completamente sazi, stravaccati sulle loro seggiole, e soprattutto ebbri, completamente ubriachi.
Dopo il lauto pasto, e qualche attimo di respiro, bastò poco perché si scatenasse un baccanale selvaggio, un’orgia sfrenata:
nella sala un intreccio aggrovigliato di carne sguazzava nel sangue degli ultimi rimasugli.
Una Braciola, ubriaca, scagliò un seno della segretaria contro la Banana Split, ma la prese di striscio, sporcandole il ciuffo e irritandola non poco.
In un attimo una pioggia di vettovaglie invase la stanza, sporcò quadri e mobili, e violentò le splendide acconciature dei convitati all’apice del divertimento.
Che pasticcio!! (…)





