
Settimana prefestiva, si srotola il rito consumistico cattolico che culminerà nella grande abbuffata natalizia e personalmente sono disgustato dallo spettacolo di folla che invade i centri commerciali e compracompracompra.
Sono un pessimo consumatore recidivo, uno di quelli che visita un posto un centinaio di volte prima di comprare una sola piccolissima cosa, il rapporto visite-acquisti è nel mio caso decisamente sproporzionato, e questo avviene, oltre che per la mia inguaribile scarsità di denaro, anche per una idrofobia nei confronti dell'atto di acquistare che, a differenza di quello che provano la gran parte delle persone, non mi dà nessunissimo piacere.
Essere trattato cordialmente da un perfetto estraneo perché mi convinca a comprare un qualsiasi oggetto, essere riverito, servito (questo nella migliore dell'ipotesi ma nel periodo natalizio c'è da dire che è talmente vasto il bacino di acquirenti che il commerciante diventa d'improvviso scorbutico e frettoloso), e per questo avere il dovere di alleggerirsi, mi provoca imbarazzo. A ciò si aggiunge quella sorta di costrizione inculcataci con una lenta ma costante opera di convincimento da parte della pubblicità che trasforma il piacere di un dono in una sorta di tassa natalizia prodigata nelle tasche neanche più di semplici commercianti ma piuttosto di multinazionali schiacciapiccoli.
Mi chiedo: è possibile che la schiera di consumatori sia così cieca di fronte al grande imbroglio ordito attraverso la pubblicità? Domanda forse troppo complessa che gran parte delle persone preferisce non farsi perché in fondo a cosa serve farsi tutti questi problemi, che mica possiamo di ogni cosa chiederci se sia giusta o sbagliata o farci il sangue amaro perché non lo è ... et cetera, et cetera, et cetera.
Condivido. Però ........ a volte ...........sempre più raramente.... ...la cosa mi fa stare male.






mi ha dato nuovo OSSIGENO, mi ha ossigenato.
invece, col suo