giovedì, 21 dicembre 2006
 

Settimana prefestiva, si srotola il rito consumistico cattolico che culminerà nella grande abbuffata natalizia e personalmente sono disgustato dallo spettacolo di folla che invade i centri commerciali e compracompracompra.

Sono un pessimo consumatore recidivo, uno di quelli che visita un posto un centinaio di volte prima di comprare una sola piccolissima cosa, il rapporto visite-acquisti è nel mio caso decisamente sproporzionato, e questo avviene, oltre che per la mia inguaribile scarsità di denaro, anche per una idrofobia nei confronti dell'atto di acquistare che, a differenza di quello che provano la gran parte delle persone, non mi dà nessunissimo piacere.
Essere trattato cordialmente da un perfetto estraneo perché mi convinca a comprare un qualsiasi oggetto, essere riverito, servito (questo nella migliore dell'ipotesi ma nel periodo natalizio c'è da dire che è talmente vasto il bacino di acquirenti che il commerciante diventa d'improvviso scorbutico e frettoloso), e per questo avere il dovere di alleggerirsi, mi provoca imbarazzo.  A ciò si aggiunge quella sorta di costrizione inculcataci con una lenta ma costante opera di convincimento da parte della pubblicità che trasforma il piacere di un dono in una sorta di tassa natalizia  prodigata nelle tasche neanche più di semplici commercianti ma piuttosto di multinazionali schiacciapiccoli.
Mi chiedo: è possibile che la schiera di consumatori sia così cieca di fronte al grande imbroglio ordito attraverso la pubblicità? Domanda forse troppo complessa che gran parte delle persone preferisce non farsi perché in fondo a cosa serve farsi tutti questi problemi, che mica possiamo di ogni cosa chiederci se sia giusta o sbagliata o farci il sangue amaro perché non lo è ... et cetera, et cetera, et cetera.
Condivido. Però ........ a volte ...........sempre più raramente.... ...la cosa mi fa stare male.

postato da: gogol77 alle ore dicembre 21, 2006 15:27 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 05 dicembre 2006

A volte mi sento come invischiato in un buco spazio temporale.
Sembra una frase da personaggio di
star trek, ma dà l'idea più o meno di come mi sono sentito quando, sedendomi sulla poltrona, nel mio ufficietto, ho avuto la sensazione come di essere costretto a rivivere sempre lo stesso giorno.
Notizie del giorno: spaccatura nella casa delle libertà dopo le dichiarazioni al vetriolo di Casini che hanno trasformato la manifestazione di Roma (700.000 o un paio di milioni di manifestanti) in un autentico boomerang politico per Berlusconi. Certo ha coraggio il Casini Pierferdi, sta provando il colpaccio, chissà se non gli riesca.
Altra notizia: questo polonio, assunto a sostanza sulla bocca di tutti (metaforicamente parlando), pochi che lo hanno associato al padre di Ofelia, che nell'Amleto riveste il cliché sempre presente di quello che a Napoli si definirebbe arruffino, che lecca e ossequia da una parte e che trama dall'altra.


Povero Polonio, la scena della sua uccisione incrina la simpatia dello spettatore per il pazzo anticonformista Amleto. Anche gli arruffini hanno un cuore, e quale disgrazia più grande per una figlia quella di perdere il proprio padre, ucciso tra l'altro dall'uomo amato (per quanto pazzo egli sia - ma si sa l'ascendente che i folli hanno sulle donne, tanto più se principi  di un regno vastissimo).        .

Scaramella, nome improbabile per una spia, ma a volte mi sembra che l'improbabilità della realtà ampli lo spettro del credibile. Potrei spiegarmi meglio così dicendo: più la realtà è improbabile, più si è tolleranti con le improbabilità degli scrittori. A quel punto un'improbabilità reale legittima un'improbabilità immaginaria.
Possessione di Antonia Byatt non se ne scende. Cattivo bookcrossing quello che ho fatto. Perchè è una lettura che non mi serve.

Ieri leggere un racconto di Chabon  mi ha dato nuovo OSSIGENO, mi ha ossigenato.
Oggi sono inguardabile, eppure funge da ripetizione. Mi ripeto, perché me lo dimentico sempre, com’è opportuno iniziare una storia "in media res", catapultando nel mondo narrato il lettore con una descrizione rapida e ben strutturata, anche complessa volendo, ma mai banale. Chabon rispetta perfettamente le regole della coerenza e della lucidità, ed ogni suo racconto ha bisogno di un attimo di pausa, necessaria a metabolizzarlo quel mondo, magari a comprenderlo meglio.

Quel Vollmann maledetto invece, col suo sperimentalismo di puttane cambogiane e frasi bislacche, quanto mi fa penare. Sono in cerca di una pepita. Mi hanno detto che quel letto di fiume ne abbonda, ma finora il retino me ne regalate poche.
Quel buco sul maglione che nessuno mi ha fatto notare sta occupando il centro della mia fantasia, cerco di agitarlo sperando che per moto browniano si attivino i miei pigri neuroni, invece, finora, solo qualche sculettamento.

postato da: gogol77 alle ore dicembre 05, 2006 09:57 | Permalink | commenti
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