
Il tasso di inflazione indica il livello dei prezzi di un insieme di beni. Come molti avranno notato, mai una volta che il telegiornale dia la notizia che il tasso di inflazione sia diminuito. In Italia è quindi in costante crescita. Significa che, in misura più o meno percettibile, i prezzi dei beni che acquistiamo crescono. Per fronteggiare l’inflazione sono state previste una serie di misure di aggiustamento salariale che preservino il potere di acquisto dei salari.
E’ opinione diffusa che tali misure siano di gran lunga inadeguate ad affrontare l’inflazione degli ultimi anni e a mantenere costante il potere di acquisto. Non a caso gli acquisti hanno subito una brusca frenata con conseguente diminuzione della produzione industriale. Come si spiega allora che i prezzi continuino a salire nonostante la diminuzione del potere di acquisto e la conseguente diminuzione della domanda?

Cominciamo da un assunto: quanto più un mercato si trova in concorrenza tanto più il prezzo del prodotto che offre sarà contenuto, questo perché ciascun concorrente tenderà a conquistare una fetta di domanda offrendo la propria produzione ad un prezzo accettabile. In una condizione di monopolio invece il monopolista sarà libero di fare anche un prezzo più alto di quello che farebbe se operasse in un mercato concorrenziale, perché essendo l’unico venditore la scelta è semplicemente tra l’acquistare quel prodotto o il non farlo.
Avviene però nella realtà che, anche in una situazione di concorrenza, il prezzo medio del prodotto offerto non sia concorrenziale. Ciò avviene quando quella concorrenza è solo di facciata, ossia quando i produttori si accordano per spremere il mercato e massimizzare i propri profitti. Nel caso di accordo tra i concorrenti di un mercato si parla di cartello.
L’Italia è il paese dei monopoli e dei cartelli.

E’ soprattutto nei periodi di crisi che i cartelli fioriscono: le aziende per salvaguardare i propri ricavati, che altrimenti diminuirebbero vista la diminuzione del potere d’acquisto dei potenziali compratori, arrivano ad accordarsi per vendere il proprio prodotto ad un prezzo conveniente.
Qualsiasi cosa l’italiano acquisti paga un prezzo superiore al suo collega europeo: dalla colazione (pane, burro, latte) al pranzo (pasta, vino, carne), dalle telefonate alla benzina, dai francobolli alle assicurazioni, o anche solo aprendo un conto in banca. Eppure agli italiani non sembra proprio di essere i più ricchi d’Europa. La nostra unica salvezza sarebbe quella di rimanere a casa così da non acquistare nulla, a patto però di non utilizzare la rete elettrica o il gas per cucinare: anche lì nessuno ha mai pagato il giusto.
L’Autorità per la Concorrenza dovrebbe occuparsi di queste situazioni penalizzanti per il consumatore, ed in parte se ne occupa. Ma le armi a sua disposizione sono a dir poco spuntate. Le multe fioccano ma i loro effetti raramente sono risolutivi, tanto più per il fatto che si tratta di multe non tanto alte. I cartelli inoltre spesso tengono in conto l’eventualità di una multa e si accordano anche per affrontarla. Negli Stati Uniti ed in Inghilterra, ben consci dell’inadeguatezza di tali misure, si finisce in galera o la multa è talmente alta da causare il fallimento della società che la subisce. In Europa, invece, tutto resta nell’ambito amministrativo.

categoria:carovita, inflazione, salari







La storia di Luciano Bianchi, alter ego assolutamente non celato dell’autore, non smette di affascinare a distanza di più di 40 anni, perché descrive 



