Articolo tratto da: http://www.tuttiinpiazza.it/articolo_det.asp?idarticolo=1471

Ci hanno illuso di poter appagare ogni nostro desiderio. Hanno ideato slogan, sponsorizzato massicce campagne pubblicitarie, perpetrato una costante opera di persuasione. E’ la religione del debito. Quello che un tempo era un miraggio, gli oggetti che potevano sì essere ottenuti ma con sforzi, accantonando risparmi, facendo delle rinunce, oggi sono lì alla portata di tutti.
Pagherai in 24 comode rate a partire “dall’anno prossimo”!
Ai più ingenui non smette di sembrare un affare, un grande affare. L’ultimo cellulare o il televisore di ultima generazione, anche ad un prezzo che fino a poco tempo fa lo si sarebbe ritenuto esorbitante, ora diventa acquistabile. Tanto poi lo si paga a rate! Nessuno che si chieda dove sia il trucco.

Le carte di credito hanno rappresentato l’inizio della stagione del debito. Il pagare posticipatamente una cosa ci dava l’idea illusoria di pagarla di meno, o dava il giusto tempo di preparazione al sacrificio dell’esborso. Poi si è passati alla fase successiva, quella in cui quel debito contratto non si era più capaci di estinguerlo. A quel punto subentravano le rate. (Perché le banche si adattano, mica si fanno trovare impreparate, a loro non interessa pignorare immediatamente, a loro interessa che tu continui a pagare).
Perché la verità è che ci si misura sempre per paragone. Se chiedi ad un abitante degli slam di Nairobi o di Mombasa come si trovi a vivere tra quelle case, ti può capitare di sentirti dire che magari si sente fortunato perché ha il televisore o la macchina, insomma qualcosa che gli altri non hanno. Lui valuta lo stare bene in base alla situazione di quelli che lo circondano. Ripeto: ci si misura sempre per paragone.
Per noi vale la stessa cosa. Il marketing si basa su quello stesso principio. Originare il circolo virtuoso (per i produttori) del desiderio, dare l’illusione di poterlo soddisfare, far passare per necessari oggetti che un tempo erano ritenuti futili. Se tutti i tuoi amici hanno un televisore al plasma, perché tu non puoi averlo, perché devi essere diverso dagli altri? Come se fino a quel momento non ti sia accontentato del tubo catodico! “Ma vuoi mettere?” ed in quell’interrogativo retorico si sostanzia il successo dell’opera di costante plagio mediatico. Ti hanno convinto, ti hanno piazzato questa convinzione sottopelle, in un punto oramai irraggiungibile, che il tuo bisogno impellente sia quello: avere per essere, è tutto lì.
La religione del debito ha i suoi templi nei centri commerciali. Sempre pieni nonostante si parli di crisi, di recessione. Offerte a caratteri cubitali che ti dicono di non preoccuparti, che nulla ti è precluso.

Ogni cosa, si sa, ha però le sue controindicazioni. Stavolta però non sono in bella mostra come su un bugiardino, sono al contrario a piè di pagina, piccole e fitte come le maglie della rete in cui siamo cascati.
In cinque anni, cioè dall’adozione della moneta unica alla fine del 2007, le famiglie italiane si sono indebitate in modo crescente, tanto da raddoppiare quasi la loro esposizione nei confronti degli istituti di credito. Se prima l’Italia era nel gruppo di coda nelle classifiche di utilizzo delle carte di credito e di ricorso al credito oggi è balzata prepotentemente nel gruppo di comando.
L’indebitamento degli italiani è salito, tra il 2002 e il 2007, del 93,28%.
In cinque anni, il record della crescita del debito è di Napoli, con un aumento del 116,36%, che non si discosta molto da quello di Reggio Emilia e Piacenza (116,1%).
Oggi è diventato semplicissimo indebitarsi, sempre più difficile uscirne.
Perché il marketing del debito è già pronto all’evenienza che tu non possa pagare. Ecco allora offerta la possibilità di prolungare il tuo debito. E’ il criterio della maxirata finale tanto utilizzato negli acquisti delle auto. Una rata esigua per i primi due anni serve a conquistare il cliente, ad accalappiarlo, poi però arriva il momento di fare i conti. Difficilmente la rata finale (a ragione detta maxirata) viene estinta in un sol colpo. E le banche neanche ci sperano. Per loro rifinanziare quel debito rappresenta un successo. Altro tasso di interesse da intascare, altro debitore da mantenere nella pletora dei debitori.
Ed allora la stanza del prestito si fa più accogliente: l’ingresso è concesso a tutti, pensionati e protestati, con o senza busta paga. Nei loro annunci gli istituti di finanziamento, sempre più numerosi, utilizzano questa formula: prestiti per chi deve riequilibrare la propria situazione finanziaria. Una perifrasi per intendere coloro che sono con l’acqua alla gola.
Situazioni di tal genere sono evitabili. Bisogna però comprendere che il ricorso al credito può diventare una droga pericolosissima. Conosco persone che si sono sposate ammonticchiando decine di debiti, ed altre - cosa ancor più criticabile - che hanno aggiunto ai loro debiti preesistenti un nuovo finanziamento per una vacanza in una meta esotica.
Il credito sembra darci la possibilità di poter vivere una vita al di sopra dei nostri mezzi. Il che è un’illusione. Non è questo lo stesso effetto della droga? Cedere a questa malia, continuare sulla strada del “facile prestito” può portare chiunque alla rovina.
Il premio per chi cede alla religione del debito non è il paradiso ma piuttosto un inferno fatto di scadenze e di pignoramenti.








