lunedì, 11 maggio 2009

Falconer su Tuttiinpiazza.it




Nella prigione di Falconer non c’è spazio per la solidarietà. Ognuno sopravvive alla squallida quotidianità sperando di poter raccogliere dalla vita ancora un briciolo di umano candore. E per questo si appiglia ad ogni cosa, che sia la tenerezza di un amore omosessuale o il sogno di costruire una radio.

I ricordi però sono la vera ancora di salvezza. La memoria è una stanza nella quale rifugiarsi nei lunghi momenti di solitudine.

Farragut, ex professore universitario detenuto per fratricidio, è un uomo che vive come schiacciato sotto il peso delle sue occasioni mancate, impantanato in un passato che ritorna molto spesso alterato dall’eroina.

La sua apparente indifferenza è la scorza di un’anima profondamente segnata che guarda alla vita con l’arrendevolezza di chi sa di non avere più alcuna speranza. Lì fuori c’è un mondo che Farragut è stato incapace di vivere, mentre ora la sua nuova esistenza è scandita dagli appuntamenti con il metadone. Le ragioni della colpa commessa si svelano nel finale quasi ad evidenziare come la psiche di Farragut tenda a rimuoverle, a trattenerle sul fondo della propria coscienza.

 

 



Il carcere, mondo a sé stante, appartato e cupo, è un inferno pieno di squallore e follia, tenuto a bada da guardie sospettose. Nel ruolo che interpretano in questo teatro reale e psichico, muovendosi tra forme umane e subumane, esse stanno attente a mantenere un comportamento che sia sufficientemente circospetto e diffidente, che non conceda nulla alla folla carceraria, questa belva pronta a ribellarsi.

Farragut toccherà il fondo e poi risalirà, riscoprendosi profondamente mutato dall’estrema esperienza di Falconer, pronto, forse, per un nuovo inizio.

 

 


Romanzo sorprendente e vertiginoso, Falconer ci permette di parlare di un autore contemporaneo tra i più apprezzati dalla critica, soprannominato il “Cechov dei sobborghi” per la sua capacità di focalizzarsi su piccole esistenze e di svelarne le intime logiche emozionali.

Attraverso una prosa mai banale che procede per accostamenti ed immagini singolari, Cheever ci guida in nuovi sentieri di pensiero, concedendosi spesso ipnotici virtuosismi, ma alternando anche momenti di poetica leggerezza.

Anche l’azione è imprevedibile, e procede con cambi di velocità molto efficaci, regalandoci immagini forti, capaci di lasciare un segno profondo sulla nostra coscienza di lettori.

 

postato da: gogol77 alle ore maggio 11, 2009 14:30 | Permalink | commenti
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