

Le prime pagine di “Domani nella battaglia pensa a me” dello scrittore spagnolo Javier Marias sono una trappola che ti incatena:
Nessuno pensa mai che potrebbe ritrovarsi con una morta tra le braccia e non rivedere mai più il viso di cui ricorda il nome. Nessuno pensa mai che qualcuno possa morire nel momento più inopportuno anche se questo capita di continuo, e crediamo che nessuno, se non chi sia previsto, dovrà morire accanto a noi.
Quello che segue non è un semplice racconto dei fatti ma il pensiero di un uomo – che procede attraverso un denso flusso di coscienza, inizialmente farraginoso poi via via più ipnotico, i cui ingredienti sono qualche ripetizione, lunghe digressioni, il soffermarsi spesso su dettagli a prima vista insignificanti – che si è trovato impelagato in una strana storia: Victor viene invitato a cena da Marta, mentre il marito è a Londra per lavoro ed il figlio dorme.
L’incontro clandestino sembrerebbe svilupparsi nel modo più convenzionale se non fosse che ad un certo punto accade il peggio: per una non precisata ragione Marta si sente male e muore in pochi minuti.
Non è morta da sola, e il fatto che qualcuno muoia mentre tu continui a rimanere vivo ti fa sentire come un criminale per un istante o per una vita.
Da questo momento assisteremo ad un continuo smascheramento, un gioco letterario di scatole cinesi che sfrutta il potere della parola - di creare suggestione e stuzzicare le corde dell’emotività - per svelare, attraverso (continua a leggere)categoria:letteratura, recensione, libro, classico, capolavoro, TUTTIINPIAZZA, domani nella battaglia, javier marias








