lunedì, 16 marzo 2009


Ha ragione Mourinho a dire che in Italia il calcio venga vissuto in maniera drammatica. Quindici giorni prima a parlare di una partita per rinfocolare la paura di perdere, quindici giorni dopo a discutere dell’inevitabile sconfitta. Un mese da dedicare ad una partita di calcio. Per quanto lo sport sia importante, divertente, e tante altre belle e sane cose, in Italia è di certo sopravvalutato. Ma la cosa non mi sorprende. Cosa ti puoi aspettare da un paese che non si indigna di fronte ai diritti violati, che non si solleva quando sul tavolo ci sono questioni fondamentali e di un’importanza capitale come per esempio la procreazione assistita, che non si infuria per la pessima informazione costretto a sorbirsi ogni santo giorno a causa di una stampa asservita o fin troppo compiacente, che non si scuote di fronte alle pressioni retrograde e conservatrici che la Chiesa esercita su ogni questione politica, un paese nel quale la maggioranza di governo è nelle mani di un uomo che rastrella potere e denaro ed immunità mentre racconta barzellette, un paese che sorride di fronte alle sue intemperanze internazionali, alle sue gaffe da cafone, al suo esibizionismo da tronista.



In un paese del genere, con gente del genere, non sorprende che il calcio possa diventare per molti una ragione di vita, che si arrivi addirittura ad uccidere, a sporcarsi le mani in nome di una fede che non è altro che la panacea di un vuoto esistenziale e morale senza precedenti. Mourinho, che è uno straniero al primo anno in Italia, non si è ancora adeguato al comodo conformismo di molti allenatori e calciatori che concedono solo interviste convenzionali.



La sua franchezza caratteriale, che gli fa dire quello che pensa senza alcun filtro di sorta, ci restituisce un’immagine realistica dell’Italia. L’Italia che drammatizza sul “pallone” appare ai suoi occhi in tutta la sua ridicolaggine. Ancor più se confrontata con l’Inghilterra dove invece, al “pallone”, si dedicano solo 90 minuti.E’ da quest’Italia che il signor B. si ostina a raccattare spunti per le sue storielle, perché, portatore sano di tutti i difetti italici qual è, piuttosto che nasconderli o risolverli preferisce ostentarli. Restituendo all’estero l’immagine di un’italietta da barzelletta che, ahimè, corrisponde al vero.

postato da: gogol77 alle ore marzo 16, 2009 17:03 | Permalink | commenti
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