
Nonostante sia il suo giorno di riposo, alla fine di una settimana faticosa e stressante, questo “Sabato” è pieno di impegni per il neurochirurgo Henry Perowne, tra una partita di squash, la visita in clinica dell’anziana mamma che oramai neanche più lo riconosce, e i preparativi per la cena serale che vedrà finalmente riconciliarsi, dopo anni di silenzioso rancore, la figlia, poetessa esordiente, e il suocero, poeta famoso e conclamato.
Già l’inizio della giornata lascia presagire che non tutto filerà liscio come programmato: l’insonne Perowne assiste all’atterraggio di fortuna di un aereo in fiamme, stando comodamente affacciato alla propria finestra di casa, per poi seguire, durante l’intero arco della giornata (e del libro), le news dalla televisione e il lento scivolare di quell’evento attraverso la scaletta di importanza dei telegiornali.
Una famiglia borghese, benestante, colta, quella di Perowne: lui, razionalista, conservatore, ma nello stesso tempo aperto alle altrui opinioni, capace di mettere in discussione le proprie; la moglie Rosalind, avvocatessa, ancora bella, di cui è felicemente innamorato; due figli moderni e girovaghi, liberi e tranquilli (a parte piccoli contrasti sulla vicenda Iraq con la figlia Daisy, pacifista tout court); un suocero con il quale ha instaurato un rapporto di pacifica indifferenza.
Tutto andrebbe alla grande se non intervenisse a guastare il solito tram tram feriale un piccolo evento dall’apparenza irrilevante – un banale incidente stradale - che però si rivelerà potenziale portatore di sciagure.

Siamo in una Londra post 11 settembre, invasa da una manifestazione contro l’intervento in Iraq. Il clima è quello comune a tanti capitali europee: una ritrovata insicurezza, l’instabilità derivante dall’aver visto la storia deviare ed obbligare ogni cittadino occidentale a fare i conti con il terrorismo.
Perowne è un individuo comune che vive l’attualità attraverso la finestra televisiva, paventando che quello che vede possa sconvolgere la sua quotidianità.
Questo l’intreccio.
McEwan ci ha abituato a partire da piccole vicende ordinarie per mostrarci nuove prospettive o le emozioni fugaci che fanno capolino nelle rare occasioni del nostro vivere quotidiano. Ogni storia, per quanto ordinaria, nelle sue mani può mostrarci il lato inaspettato, sorprendente.
Veniamo allora allo stile. Attraverso una terza persona “molto personale”, McEwan sceglie di descrivere il più particolare dettaglio emozionale con precisione chirurgica (non sarà un caso che scelga come protagonista un neurochirurgo), con una perizia lessicale che è frutto di una profonda ricerca terminologica, costruendo frasi di straordinaria efficacia.

Ci introduce nel mondo di dettagli che l’occhio normale, per sua natura distratto, non può cogliere. Ecco i frame che ci scivolano davanti troppo rapidamente. Ecco la nostra disattenzione. Lo scrittore può mostrarci la trama della corda che ci sfugge di mano, scandagliare la realtà con lo strumento della letteratura, dilatare il tempo vivisezionando ogni emozione o sensazione.
Ecco allora il suo intento: evidenziare, nella vita che conduciamo, quanto della realtà che ci circonda sfugga al setaccio della nostra attenzione.
Se avesse scelto protagonisti meno convenzionali, con caratteristiche più distintive, avrebbe rischiato di tradire il suo scopo, avrebbe vanificato quell’effetto di immedesimazione profonda che intende condurci al nocciolo di un’esistenza, all’essenza del suo “vivere”. Scopo di per sé impossibile da cogliere in pieno, quasi trascendentale, ma soprattutto rischioso perché toglie spazio al lettore: tenta di esaurire la sua fantasia piuttosto che stuzzicarla.
E così quella precisione maniacale per il dettaglio che a volte risulta illuminante e attraente, altre volte dà l’impressione che “la tiri troppo per le lunghe”, dilatando il tempo fino a lambire l’irrealistico. Se in molti punti (soprattutto quando descrive gli interventi chirurgici di Perowne) ci immerge in mondi sconosciuti, microscopici, che siano viaggi nelle masse cerebrali o un’interminabile partita di squash, in altre parti, soprattutto laddove la suspence è più alta, la protratta attesa diventa a volte soffocante.
Risultati ambigui quindi. Un gioco che in alcuni punti riesce perfettamente a far sentire il cuore pulsante - di questa individualità ben incastrata nella sua esistenza - ma che spesso rischia di spaventare.


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Ne derivano racconti dall’apparenza semplice ma capaci di trasmettere al lettore quel 

